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di RICCARDO STAGLIANO
Lunedì 11 agosto 2003
La Repubblica, pagina 25 |
Sono
destinate a prendere il posto del codice a barre. Ma i test
sono stati bloccati: privacy a rischio
Invisibili
e intelligenti, anche troppo ecco le etichette venute dal
futuro
Come primo risultato, almeno, non si dovrebbe più fare un percorso a ostacoli per rimediare le lamette di ricambio dei rasoi Gillette. Una volta marchiati con gli
"smart tag" i bilama più amati dai ladruncoli da supermercato potrebbero abbandonare i ripostigli delle caposala ed essere esposti di nuovo nei dintorni delle casse. Non è un caso, quindi, che la popolare azienda produttrice di Sensor o Mach3 sia stata la prima ad annunciare l' adozione delle nuove, speciali etichette a onde radio destinate a prendere il posto del codice a barre. Il loro nome completo è
"Radio frequency identification" (Rfid) e dovevano essere testate a giugno sui due lati dell' Atlantico: da Tesco, la più grande catena britannica di supermercati, e in vari grandi magazzini Wal-Mart americani. Senonché le polemiche sulle possibili violazioni della
privacy dei clienti hanno rimandato sine die i test. E convinto le multinazionali che l' unico modo per far accettare i chip-spia almeno ai clienti americani fosse quello di farli passare, nientemeno, come strumenti della lotta al terrorismo: «Se ci fosse un attacco batteriologico e un certo prodotto risultasse contaminato con queste etichette potremmo rintracciarne tutti gli esemplari e ritirarli dal mercato» è l'acrobatica tesi della lobby dei commercianti che sta facendo pressione sul dipartimento della Homeland Security perché dia la sua benedizione patriottica alla tecnologia. La principale dote di questi microchip piccoli ormai come metà granello di sabbia, è la capacità di comunicare via onde radio con appositi ricevitori, posti sugli scaffali o alle casse. Nel primo caso, ad esempio, i
tag sulla mozzarella di bufala possono avvertire il personale quando le scorte cominciano a scarseggiare (in America, si è calcolato, si perdono ogni anno vendite per 30 miliardi di dollari per gli scaffali vuoti) o quando si avvicina la data di scadenza. Nel secondo caso le etichette intelligenti assolvono anche il compito di antifurto, facendo scattare l' allarme se portate fuori dal locale senza che la merce sia stata pagata. E poi possono rivelarsi utilissime nel monitorare il flusso dei prodotti dalla fabbrica al punto vendita, consentendo una razionalizzazione del magazzino (che insieme ai furti evitati farebbe risparmiare una cinquantina di miliardi di dollari l' anno). La tecnologia, in verità, esiste da tempo - ci "marchiano" certi greggi e i bagagli in transito da alcuni aeroporti - ma costava troppo. Negli ultimi quattro anni, però, il prezzo del più semplice dei tag è precipitato da 2 dollari a 20 cent e si prevede, per il 2006, quota 5 cent a unità. E' per questo nuovo ordine di grandezze che la Gillette ne ha ordinati 500 milioni dalla californiana Alien Technology per appiccicarli sui suoi ricambi. La tedesca Ksw-Microtec ne ha inventato una varietà lavabile da cucire dentro agli abiti (Benetton sembrava interessato) e la Banca centrale europea starebbe considerando di metterli nelle banconote da qui al 2005. Quello che il tag comunica, a distanze variabili tra poche decimetri di centimetri a vari metri, è solo il numero seriale ed è poi la banca dati che associa a quel codice numerico tutte le caratteristiche che lo riguardano. E proprio su questa caratteristica di identificazione si sono accese le preoccupazioni. Che schedatura dei clienti è possibile se alle etichette viene associato il numero della carta di credito usata per pagare la merce? E se una volta lasciato il negozio il tag continuasse a essere attivo i ladri d'appartamento potrebbero, prima di decidere dove colpire, controllare a distanza con appositi lettori dove si trovano i bottini più preziosi.
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